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I VARI CASI DI CUMULABILITA’

L’intervento dell’INPS, per mezzo di due Circolari (n. 107 del 5 agosto 2010 e n. 130 del 4 ottobre 2010) si è reso necessario anche alla luce della normativa flessibile in materia di prestazioni lavorative che, nel corso degli ultimi anni, ha portato sia al lavoro occasionale ed accessorio che allo sviluppo di rapporti a tempo parziale sia orizzontale che verticale.

Con la circolare n. 107 del 5 agosto 2010, l'Istituto, partendo dalla conferma di alcuni principi essenziali contenuti sia nel Decreto legislativo luogotenenziale n. 788/1945 che nella legge n. 160/1988, giunge a definire una serie di ipotesi nelle quali si può parlare di incompatibilità tra lavoro e retribuzione, di cumulabilità totale e di cumulabilità parziale.

Nel primo caso l'Istituto, seguendo l'indirizzo della Suprema Corte (Cass. n. 195/1995), ha ribadito che in caso di assunzione a tempo pieno ed indeterminato cessa l'indennità di integrazione salariale, dato che il nuovo impiego, alle dipendenze di un diverso datore di lavoro, ha come conseguenza la risoluzione del precedente rapporto che costituiva il fondamento del trattamento di integrazione salariale. 

E’ bene precisare che il reintegro nel trattamento di integrazione salariale straordinaria non si applica a chi è stato licenziato per giusta causa o si è dimesso.

L’INPS prevede invece alcune ipotesi nelle quali esiste una piena compatibilità tra lavoro e trattamento integrativo. Essa è ammissibile laddove la collocazione temporale della prestazione lavorativa non è in contrasto con l'attività sospesa che ha dato origine a quest'ultimo.

Ciò si verifica, ad esempio, in presenza di due rapporti a tempo parziale con riduzione dell'orario giornaliero o in periodi predeterminati. Una ulteriore ipotesi, ammessa dall’Istituto, in cui può verificarsi compatibilità e successiva cumulabilità è rappresentata dalla coesistenza di un rapporto di lavoro subordinato a tempo pieno ed uno a tempo parziale.

Nel terzo caso ed ultimo caso l’INPS ammette la cumulabilità parziale, quando il lavoratore dimostra che la remunerazione per la sua attività è inferiore all'integrazione. In questo specifico caso scatta il diritto alla percezione di una quota pari alla differenza tra l'intero importo del trattamento Inps ed il reddito percepito.

La cumulabilità, sia pure parziale, in caso di lavoro autonomo è invece soggetta al rispetto di due condizioni per la cui sussistenza l'onere grava sul lavoratore. 

La prima è rappresentata dalla «quantificazione» dell'effettivo guadagno che va dimostrato e documentato e la seconda concerne la collocazione temporale dell'attività che non deve essere sovrapponibile a quella che ha dato origine all'integrazione.

Con la Circolare n. 130 del 4 ottobre 2010, l’INPS fornisce invece nuove indicazioni in merito alla cumulabilità del trattamento integrativo salariale con redditi di lavoro autonomo o subordinato.

Secondo quest’ultima Circolare è possibile cumulare totalmente il trattamento di integrazione salariale e il reddito derivante dal nuovo rapporto di lavoro solo nei casi di:

  • lavoro a tempo parziale, orizzontale o verticale, quando la nuova attività lavorativa è collocata temporalmente in un orario (con riguardo alle ore della giornata o i periodi dell’anno) non coincidente con l’attività lavorativa sospesa;
  • attività prestate con le modalità del lavoro accessorio, da parte di percettori di reddito integrativo derivanti da ammortizzatori sociali, in tutti i settori produttivi e per tutte le attività, nel limite massimo di 3.000 euro per anno solare (sperimentale per gli anni 2009 e 2010).
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